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Piazza Castello, viale Tunisia, viale Abruzzi, piazza XXIV Maggio: tutti sintomi della stessa patologia. Unirsi è essenziale!


Articolo postato il: 29/04/2014
Autore: Enrico Engelmann

Piazza Castello, viale Tunisia, viale Abruzzi, piazza XXIV Maggio, la zona Tortona Savona sono sintomi diversi di una medesima e unica patologia: una politica all'immobilità insostenibile che mette la passeggiatina in bici sopra le esigenze di chi deve spostarsi a Milano per guadagnarsi da vivere. E' importante che i cittadini non cadano nell'errore di combattere solo per il proprio caso specifico, ma che al contrario si oppongano a tale politica in quanto tale.
Se infatti gli effetti sono maggiori quando ad essere interessata è la zona in cui si vive, o, peggio ancora, la via in cui si abita, la cosa che bisogna tenere presente è che in realtà la vita di ognuno risente in maniera indiretta anche di ciò che accade nelle altre parti della città:
  • Dal punto di vista viabilistico, se una strada importante viene chiusa, il traffico aumenta non solo nelle immediate vicinanze, ma, pur in maniera decrescente con la distanza, anche in tutte le altre parti della città.
  • Chiunque abita a Milano avrà prima o poi necessità di recarsi nelle zone colpite, e risentirà in maniera più diretta della chiusura di una strada, anche se si trova lontana dalla sua abitazione.
  • Più difficoltà a spostarsi significa più risorse (tempo, carburante, soldi) perse negli spostamenti. Più si ostacola la mobilità, più si spingono le varie attività commerciale (e anche i privati cittadini) a trasferirsi altrove. E meno attività dentro Milano vuole dire meno occupazione, meno entrate per il Comune (e quindi meno servizi, a parità di sprechi).
Quello che induce molte persone a sottovalutare il problema è che gli effetti negativi sull'economia cittadina e sulla vita della maggioranza di noi sono tanto più ritardati nel tempo, quanto più ci si trova lontani dalla zona specifica interessata dalla malapolitica all'immobilità. Chi si vede chiudere la strada sotto casa, i disagi li ha subito, li percepisce in maniera diretta e ha facilità ad associarli alla chiusura della strada. Il fatto che sia sempre più difficile trovare lavoro anche perchè le attività commerciali si spostano fuori città, dove la logistica è più semplice, è una cosa che invece accade col tempo. Possono passare anche molti mesi o qualche anno prima che l'effetto sia marcato! In tal caso non verrà intuitivo, per chi non ha mai avuto necessità di doversi spostare rapidamente per lavoro, magari con un furgone carico di merci, capire che ciò accade perché le aziende trovano più comodo avere la sede nell'hinterland o perché i potenziali clienti preferiscono andare direttamente in un centro commerciale fuori città, invece che impazzire fra parcheggi, ztl, multe e garage con prezzi esorbitanti.
La malapolitica all'immobilità, esplosa con questa giunta, ma già praticata, per quanto in misura minore, dalle giunte precedenti, ha così buon gioco a rendersi appetibile al cittadino superficiale, seducendolo con fatui effetti positivi immediati (la passeggiatina in bicicletta, la festa in piazza, il chiosco dove bere birra con gli amici) e distogliendo l'attenzione dai nefasti effetti a medio e lungo termine.
Ma un altro grave rischio da evitare è il particolarismo spaziale, tale per cui ognuno si occupa solo di ciò che avviene sotto casa sua, ma guarda con favore la medesima restrizione alla circolazione, se viene messa in atto un po' più lontano.
In realtà protestare contro la chiusura di piazza Castello, ma non preoccuparsi ad esempio delle restrizioni alla circolazione in programma per viale Abruzzi, ad esmepio, o piazza XXIV Maggio (o viceversa) e l'errore peggiore. Ed è esattamente ciò su cui punta certa politica, che grazie al divide et impera conta di avere la strada spianata per trasformare Milano in una città ritagliata sulle preferenze di pochi a danno delle esigenze di tanti!
In questa fare è essenziale che ci si renda conto che è l'intera politica alla mobilità di questa giunta (e in misura minore anche di quelle passate) che non va! Non il singolo caso!
Questo sia perché solo facendo fronte comune si può sperare di ottenere risultati, sia perché è il tessuto produttivo dell'intera città ad essere a rischio, non la singola strada o la singola piazza! Tutti (salvo pochi eletti) saranno prima o poi danneggiati da una tale politica, qualcuno oggi, ma qualcuno domani!
L'invito a tutti coloro che animano le varie proteste contro i diversi casi di misure tese a ridurre la mobilità nelle varie parti della città è perciò quello di riconoscere i punti che uniscono le varie proteste, coordinarsi e fare rete, in modo da fare massa critica e avere più peso!
Questo sito è a disposizione per fornire una piattaforma on line per confrontarsi e coordinarsi!

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