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Galli (Fiab) ad Affari: "Piste ciclabili inadeguate. E ora più tutela per i ciclisti"

Articolo del: 15/06/2012
Autore: Mariela Golia

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"Scena raccapricciante. Ma è stata una fatalità. In quel tratto di strada l'asfalto era buono e non ci sono buche o dislivelli. Non si deve superare mai un tram a sinistra. E' un'imprudenza che il ciclista purtroppo ha pagato a caro prezzo". Dopo l'incidente in Viale Bligny, dove un tram ha investito un ciclista scivolato sulle rotaie, parla con Affaritaliani.it Eugenio Galli, presidente dell'associazione milanese della FIAB Ciclobby. "Milano non è una città facile. L'altro giorno stavo circolando sulla pista ciclabile di via De Amicis, appena superato l'incrocio di Porta Ticinese, la corsia era quasi tutta piena di auto in sosta selvaggia. Stavo superando una macchina quando all'improvviso l'autista ha aperto lo sportello senza guardare. Per evitarlo ho dovuto invadere la corsia. Se in quel momento fosse arrivata una macchina io sarei finito sotto. Lo street control, il controllo della sosta selvaggia, deve essere fatto senza alibi. La città è molto pericolosa non solo per i ciclisti ma anche per i motociclisti e soprattutto per i pedoni".

Come valuta le piste ciclabili a Milano?
"Sono inadeguate dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Noi come associazione da anni diciamo che il problema è la qualità. Ci possono essere delle città senza piste ciclabili ma perfettamente ciclabili, perché c'è la moderazione del traffico diffusa, zone a 30 al'ora, zone di incontro dove l'automobile è costretta a tenere una velocità compatibile con la sicurezza degli altri utenti della strada. Milano risente di un'arretratezza che farà fatica a recuperare".

Come si può superare questa arretratezza?
"Uno principio è la continuità di rete, dei percorsi. La corsia delle cerchia dei Navigli, per esempio, agli incroci si interrompe. E' un errore grave".

Quale città modello potrebbe seguire Milano?
"Monaco di Baviera dove si circola bene in bici, a piedi e con i mezzi. Purtroppo scontiamo 25 anni di arretratezza. Che cosa ha fatto la Moratti, Albertini, Formentini. I cittadini sono stati complici perché anziché pretendere dai loro amministratori provvedimenti si sono seduti, disinteressati. Albertini ha firmato un piano parcheggi di cui ancora paghiamo il prezzo. Dal punto di vista della mobilità la città sconta un grande peso. La domanda è: vogliamo una città per le auto o per le persone. Se vogliamo una città per le persone lo spazio per le auto deve essere tolto, l'auto deve essere ospite non padrona. Milano ha un tasso di motorizzazione che è doppio rispetto a Londra, Parigi, Berlino o Barcellona. Le città europee hanno un tasso che va dalle 20 alle 40 auto ogni centro abitanti. Milano ne ha tra le 60 e 70 auto ogni cento abitanti. Poi ci sono auto che viaggiano con un occupante a bordo, il tasso di occupazione dell'abitacolo è 1,2. Tutti aspetti che devono essere cambiati".

Avete lanciato una petizione per tutelare i lavoratori che si muovono in bici. Di che cosa si tratta?
"Con il decreto legislativo 38 del 92 è stato introdotto l'infortunio in itinere sul tragitto casa-lavoro. Ma dice che l'infortunio è riconosciuto se avviene con il mezzo pubblico. L'uso del mezzo privato è riconosciuto solo nel caso sia necessitato. Auto, moto e bici sono equiparati e anche il bike sharing è riconosciuto come mezzo privato. Il problema sta nel concetto di necessità. Vuol dire che l'infortunio in itinere è riconosciuto solo se il lavoratore che ha avuto l'infortunio non poteva fare diversamente. Per esempio il medico o il giornalista la cui fascia oraria non è coperta dai mezzi o è coperto ma inadeguato rispetto agli orari di lavoro. Oppure quel lavoratore che abita in una zona non raggiunta dai mezzi pubblici. Solo in queste condizioni l'Inail può riconoscere l'infortunio avvenuto con il mezzo privato. Negli altri casi no. Ci sono stati dei casi di riconoscimento dell'infortunio in itinere ma che rientrava nella regola. Già nel 97 presentammo una petizione sottoscritta da migliaia di cittadini. Noi vogliamo che venga introdotto un solo articolo: l'infortunio in itinere se avvenuto in bicicletta è sempre riconosciuto".

Commento: Il punto e' che la bicicletta semplicemente non e' un mezzo adatto per spostarsi in una citta' come Milano. Chi vuole farlo a tutti i costi, deve sapere che incorre in certi rischi. Se la citta' fosse resa tutta a misura di ciclisti, smetterebbe di essere fruibile per tutti gli altri cittadini.
Nessuno ha necessita' di andare in bicicletta, piu' di quanto abbia necessita' di andare in skate board o in monopattino. Chi lo fa, lo fa per propria convenienza o proprio piacere. Non si puo' stravolgere una citta' per il piacere o la comodita' di una frazione cosi' piccola dei suoi cittadini!
Per quanto riguarda tutti gli altri mezzi, sono essi e chi li usa a doversi adattare al fine di ridurre i rischi (casco, ABS, specchietti retrovisori, frecce indicatrici, etc...)
Chi va in bicletta pensa di essere un' eccezione e che debba essere il mondo a doversi adeguare a lui!


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