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Multe pazze, paga lo Stato Bruciati 40 milioni

Articolo del: 10/11/2008
Autore: Giuseppe Marino Valerio Boni

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Era come esser saliti sulla macchina appena comprata e sentire un fastidioso rumore di fondo. Il signor Giovanni non riusciva a godersi la vittoria appena conquistata davanti al giudice di pace. Gli erano arrivate due multe per essere entrato in una «zona a traffico limitato» di Milano. E le due multe erano state elevate nello stesso luogo e nello stesso minuto. Lui si era armato di pazienza, aveva fatto ricorso e il giorno fissato si era recato nell'ufficio del giudice, anche se c'era sciopero dei mezzi e pioveva. Aveva dovuto pedalare sotto la pioggia, ma di subire quel sopruso senza lottare proprio non aveva voglia. Il magistrato gli aveva dato ragione e lui era uscito trionfante. Pedalando verso casa però si era insinuato quel rumorino: era stata davvero una vittoria? Il Comune non si era nemmeno presentato per resistere in giudizio, tanto sapeva di avere torto. E lui aveva perso una giornata e si era beccato pure la pioggia, semplicemente per non pagare la multa. Il giudice gli aveva comunque fatto pagare una delle due multe e non gli aveva assegnato alcun rimborso per il tempo che aveva perso. Se avesse pagato un avvocato per impostare il ricorso, alla fine ci avrebbe anche rimesso.


Il signor Giovanni non si sarebbe sentito consolato se avesse saputo che la sua esperienza non era certo isolata. Nello stesso periodo centinaia di altri automobilisti erano rimasti vittime delle telecamere «impazzite». E sarebbe ancora più furente se avesse saputo che a sostenere il costo dell'udienza erano state le sue tasse. Perché è proprio così che accade: le multe sbagliate dei Comuni le paga lo Stato. Il conto è salato: quasi 40 milioni di euro l'anno. A restare schiacciato nella morsa è il cittadino-automobilista. Il meccanismo parte dalla foga dei Comuni di aumentare il volume delle multe (ci sono amministrazioni che addirittura fissano soglie minime annuali). Sparando nel mucchio si finisce con l'elevare migliaia di multe sbagliate, oppure non formulate correttamente o addirittura in odore di raggiro (è il caso delle «foto» ai semafori rossi, in 66 Comuni al centro di un'inchiesta penale). Col tempo gli utenti della strada hanno capito che il modo migliore per ottenere giustizia è rivolgersi al giudice di pace, che ha un atteggiamento meno ostile rispetto alle prefetture. E siccome i Comuni sono arrivati a stangare gli automobilisti con 10 milioni di multe l'anno, per i 4.700 uffici di giudici di pace istituiti nel 1995, le udienze per le contravvenzioni sono diventate di gran lunga la principale attività. L'80 per cento del loro lavoro è monopolizzato dalle liti su soste vietate, velocità eccessive, violazione delle Ztl contestate. Significa 690mila ricorsi l'anno, stando a una stima dell'Unione nazionale dei giudici di pace. «In media - spiega il segretario regionale Gabriele Longo - il 60 per cento almeno delle udienze termina con l'accoglimento del ricorso del cittadino». Calcolatrice alla mano, fa 414mila multe cancellate ogni anno. «Le prefetture non si presentano praticamente mai all'udienza, i Comuni abbastanza raramente», aggiunge Longo. Del resto, a pensarci bene, cosa sono 400mila multe, se si pensa che solo nei comuni capoluogo se ne sfornano 10 milioni l'anno? La maggioranza dei cittadini, tuttora, paga senza discutere, anche quando potrebbe aver ragione. E nelle casse degli enti locali il fiume di denaro non si ferma. Ma, a parte la vessazione del cittadino, c'è un altro effetto collaterale: chi paga il costo delle udienze? I giudici di pace non hanno uno stipendio fisso, vengono pagati circa 56 euro a sentenza. A cui va aggiunto il costo delle notifiche alle parti (che sono minimo due): 12 euro ciascuna, per un totale di 24. Fa 80 euro a sentenza, e paga tutto Pantalone, sempre lui, lo Stato. E non sono spiccioli: moltiplicando 80 euro per 414mila multe annullate, la spesa arriva a oltre 33 milioni l'anno. Se si aggiunge che al giudice di pace va anche un compenso per ogni giornata di udienza e che a volte ci sono più parti da convocare, si può stimare un costo complessivo tra i 35 e i 40 milioni l'anno. Il Comune multa a raffica, anche chi non ha commesso violazioni, lo Stato paga. E la cifra sale di anno in anno, come il numero dei ricorsi, che stanno ingolfando sempre più gli uffici dei giudici di pace. A Milano ormai ci sono periodi in cui si arriva a 500 ricorsi in un solo giorno. E i giudici di pace premono per un aumento dei loro compensi: l'anno scorso hanno scioperato per due settimane. C'è poi il problema dei costi per il cittadino. Ma di questo a chi importa. La mucca è fatta per essere munta.



Commento: Insomma, a rimetterci è comunque e sempre il cittadino.

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